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GIORNATA MONDIALE DELL'ACQUA 2026: CELEBRANDO 30 ANNI DI IMPEGNO DEL CENTRO INTERNAZIONALE CIVILTÀ DELL'ACQUA PER ISPIRARE VISIONI PIÙ LUNGIMIRANTI A DIFESA DELL'ACQUA E DEL TERRITORIO

Il prossimo 22 marzo, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua 2026, rinnoveremo il nostro impegno verso una risorsa che definisce la vita stessa. Il tema che si celebra quest’anno è: Acqua e Genere. La crisi idrica globale è una sfida che colpisce ogni essere umano sul pianeta, ma non lo fa in modo equo. Nelle regioni in cui i diritti fondamentali all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari di base non sono ancora assicurati, le disuguaglianze sociali non si limitano a esistere: esse prosperano. In molte parti del mondo, donne e ragazze sono le più colpite dalla scarsità d'acqua: vedono compromesse la propria istruzione, sicurezza e salute a causa di una gestione idrica non equa. 

Al tempo stesso, questa data segna per noi un traguardo storico: 30 anni dalla fondazione del Centro Internazionale Civiltà dell’Acqua. Proprio il 22 marzo 2006, in questa giornata così evocativa, nasceva la nostra associazione con la pubblicazione della Carta di Monastier. Questo Manifesto etico, che da allora ha guidato ogni nostra azione, si è rivelato di una lungimiranza straordinaria. I ragionamenti portati avanti allora dal Centro non erano semplici riflessioni accademiche, ma vere e proprie intuizioni che hanno anticipato la crisi globale e locale dell’acqua che oggi è sotto gli occhi di tutti, chiamata in vari modi …. prima desertificazione, poi siccità e ora cambiamento climatico.

Oggi, la validità della nostra missione e del nostro operato sono confermati dal prestigio crescente che ha acquisito la Rete Mondiale dei Musei dell’Acqua (WAMU+NET). Il Centro infatti ha sostenuto e promosso questa rete sin dalla sua fondazione - fino a diventare un partner istituzionale d'eccellenza dell'UNESCO (IHP). Il successo di WAMU+NET dimostra che la visione nata a Monastier trent’anni fa è diventata un modello internazionale per diffondere una nuova "Civiltà dell'Acqua".

Nel percorrere questa lunga marcia trentennale alcuni soci, com’è ovvio, si sono persi lungo la strada. Altri si sono allontanati, forse ritenendo ‘risolte’ le sfide poste dai nostri soci fondatori - o preferendo un qualche ‘greenwashing di facciata’ – espressione così tipica della società attuale. Al contempo, altri soci si sono aggiunti, portando rinnovato entusiasmo e idee alle sfide da affrontare con urgenza, in primis sui temi della educazione all’acqua. Il Centro dimostra così ancor oggi che una “nuova cultura dell'acqua” non è per noi solo una moda passeggera, ma un’attività educativa imprescindibile che deve continuare a ispirare le nuove generazioni con nuovi modelli e comportamenti

Perché le sfide per la tutela dei fiumi e delle acque sotterranee non sono finite, anzi. Come ricordava Pier Francesco Ghetti, già presidente del Centro (1943-2025): “L'emarginazione del paesaggio fluviale va ricercata anche nel suo degrado. E questa rimozione comporta, come conseguenza, un disinteresse per la sorte dell'ambiente fiume, rendendo sempre più difficile il suo recupero. Se oggi i nostri fiumi assomigliano sempre di più a una parodia dei paesaggi tibetani in cui si sono sostituiti i messaggi di carta appesi ai rami con le plastiche trasportate dall'ultima piena, è anche perché non decidiamo di farne un ‘luogo di rispetto’. Non si vede un solo atto d'amore per la qualità di tali ambienti, anche se la qualità di questa materia continua a segnare la linea di demarcazione tra il bello e l’osceno, la civiltà e l'inciviltà, la qualità della vita e lo squallore. Tutto questo perché al bisogno di controllare e sfruttare l’acqua non abbiamo saputo far seguire una reale ‘cultura di governo’ degli ambienti acquatici. Tante mani diverse si sono preoccupate di come sfruttare le acque, ma nessuno si è preoccupato del funzionamento degli ambienti acquatici” (da: Silis, Annali di Civiltà dell’Acqua 4-5, 2008)

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